Il DM 5669/11, decreto attuativo della L. 170, art. 4 comma 2, dice: «I percorsi didattici individualizzati e personalizzati articolano gli obiettivi, compresi comunque all’interno delle indicazioni curricolari nazionali per il primo e per il secondo ciclo, sulla base del livello e delle modalità di apprendimento dell’alunno e dello studente con DSA, adottando proposte di insegnamento che tengano conto delle abilità possedute e potenzino anche le funzioni non coinvolte nel disturbo».
Ossia: gli obiettivi sono sostanzialmente gli stessi (“all’interno delle indicazioni nazionali”) ma sono le modalità di insegnamento che vanno personalizzate. Ricordiamo infatti che il PDP dovrebbe descrivere quello che dovranno fare gli insegnanti, non quello che dovrà fare l’alunno. Ossia: come si insegna, non quanto si impara.
Ma per tutti gli alunni, non solo per i DSA, vale la regola che si insegna quello che si può imparare. Se un bambino è in quarta e non ha ancora raggiunto gli obiettivi di terza, ovviamente è su questi che dobbiamo lavorare. Questo non perché lo dice la Legge 170 ma perché l’apprendimento, volenti o nolenti, funziona così.